Quanto è dipendente dall’estero il sistema energetico italiano? Quali sono le opzioni di sviluppo di breve e lungo periodo per la sicurezza energetica nazionale? Quale ruolo può giocare il gas naturale tra emergenza e transizione?
Questi i temi al centro del brief degli analisti di Cdp dal titolo “Sicurezza energetica: quali prospettive oltre l’emergenza?”. Il documento analizza la situazione italiana e individua le eventuali alternative percorribili per sostituire le importazioni di gas dalla Russia.
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Il contesto internazionale ha riportato al centro della scena il tema della sicurezza energetica, tra dipendenza dall’estero e spinta alla transizione. L’Italia, principalmente a causa della scarsa dotazione di risorse naturali, è tra i paesi europei energeticamente più dipendenti dall’estero: quasi tre quarti delle materie prime arrivano infatti da Paesi terzi (73% a fronte di una media Ue del 57%).
L’approvvigionamento italiano, inoltre, presenta una forte concentrazione in un numero limitato di Paesi caratterizzati da elevati profili di rischio geopolitico. Nel corso degli anni la dipendenza italiana è però diminuita gradualmente per effetto dei progressi in materia di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Tuttavia, la nostra economia è ancora molto dipendente dal gas russo.
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Ci sono diverse vie percorribili per ridurre questa dipendenza: pieno sfruttamento della capacità di stoccaggio nel brevissimo periodo; potenziamento della capacità di trasporto del gasdotto Trans Adriatic Pipeline (Il Trans Adriatic Pipeline, Tap, è un gasdotto che collega Kipoi, punto di consegna del gas azero al confine greco-turco lungo il cosiddetto Corridoio del Sud, a Melendugno in Puglia, passando attraverso Grecia, Albania e Mare Adriatico. Inaugurato nel novembre 2020, attualmente ha una capacità di trasporto annua nel punto di entrata della rete italiana di 8 miliardi di metri cubi su 10 complessivi) e incremento dell’effettivo utilizzo dei metanodotti provenienti dal Nord Africa; nuovi impianti per il gas naturale liquefatto per consentire una rimodulazione delle importazioni nel breve-medio periodo. A queste opzioni si aggiunge la necessità di accelerare la transizione verso un sistema più efficiente e meno dipendente dai combustibili fossili, puntando sulle energie rinnovabili.
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In un orizzonte di lungo periodo, gli attuali equilibri energetici e geopolitici potrebbero cambiare e alcuni paesi potrebbero passare da importatori netti di energia a esportatori. Grazie al posizionamento strategico e alla valorizzazione di reti e porti l’Italia potrebbe candidarsi a diventare un hub di accesso al gas naturale e, in futuro, anche dell’idrogeno, facendo da ponte tra le due sponde del Mediterraneo e riacquisendo quella centralità che il posizionamento geografico e storico le hanno sempre assegnato.